Conversione DL Rilancio: svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile


In Commissione Bilancio prosegue l’esame, avviato lunedì 13 luglio, del ddl n. 1874, di conversione, con modificazioni, del DL Rilancio, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, già approvato dalla Camera dei deputati. Il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno è scaduto alle 10 di martedì 14 luglio. Il provvedimento è atteso in Aula oggi. Fra le modifiche intervenute nel corso dell’esame alla Camera, quelle sul lavoro agile. Ripercorriamole di seguito.


L’articolo 90 disciplina lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile per il settore privato, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica, disponendo, in particolare, che la suddetta modalità possa essere applicata dai datori di lavoro privati ad ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla normativa vigente e introducendo un diritto allo svolgimento del lavoro in modalità agile in favore dei genitori di figli minori di anni 14, nonché, come precisato nel corso dell’esame alla Camera dei deputati, dei lavoratori maggiormente esposti al rischio di contagio Covid-19.
Nel dettaglio, fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica, quindi i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di 14 anni, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agileanche in assenza degli accordi individuali, fermo restando il rispetto degli obblighi informativiprevisti dalla normativa vigente. Tale diritto è riconosciuto a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore e che la modalità agile sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.
Per il medesimo periodo, il diritto in questione è riconosciuto – come disposto nel corso dell’esame presso la Camera – anche ai lavoratori maggiormente esposti al rischio di contagio Covid-19 in ragione dell’età, o della condizione di immunodepressione, o dell’esito di patologie oncologiche, o dello svolgimento di terapie salvavita o comunque di una comorbilità accertata dal medico competente che possono caratterizzare una maggiore rischiosità. Anche in tale caso, il diritto opera a condizione che la modalità agile sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.
Con riferimento allo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile, si precisa che questo può attuarsi anche attraverso l’uso di strumenti informatici nella disponibilità del dipendente, qualora non siano forniti dal datore di lavoro. In questo senso, la normaricalca la previsione introdotta per il lavoro agile nel settore pubblicodall’art. 87, c. 2, del D.L. 18/2020 che però, a differenza dell’articolo in commento, esclude esplicitamente la responsabilità del datore di lavoro con riferimento alla sicurezza e al buon funzionamento degli strumenti tecnologici.
Per l’intero periodo dello stato di emergenza, si introduce l’obbligo per i datori di lavoro privati di comunicare, in via telematica, al Ministero del lavoro i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile, ricorrendo alla documentazione resa disponibile nel sito internet dello stesso Ministero.
Limitatamente al periodo di emergenza, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, la modalità di lavoro agile può essere applicata dai datori di lavoro privati ad ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati in materia dalla normativa vigente, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti. In tali casi, gli obblighi di informativa sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Inail.
Per quanto concerne il lavoro agile nel settore pubblico, il predetto art. 87del DL Cura Italia – come integrato dal provvedimento in esame – dispone che, per il periodo dello stato di emergenza e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, il lavoro agile costituisce la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa delle pubbliche amministrazioni, le quali sono chiamate a limitare la presenza sul posto di lavoro esclusivamente per assicurare le attività indifferibili e non altrimenti erogabili.
Inoltre, l’articolo 263, modificato nel corso dell’esame presso la Camera dei deputati, mira ad adeguare le misure di limitazione delle presenze del personale delle pubbliche amministrazioni sul luogo di lavoro alle esigenze della progressiva completa riapertura di tutti gli uffici pubblici e a quelle dei cittadini e delle imprese connesse al graduale riavvio delle attività produttive e commerciali prevedendo, in particolare, l’applicazione, entro il 31 dicembre 2020, del lavoro agile al 50% del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità, nonché l’approvazione, entro il 31 gennaio di ciascun anno, da parte delle amministrazioni pubbliche, sentite le organizzazioni sindacali, del Piano organizzativo del lavoro agile.

Proroga del lavoro agile per i dipendenti di Poste italiane

14/7/2020 Prorogato, per i mesi di agosto e settembre, il Lavoro agile per i dipendenti di Poste Italiane

Come risaputo, a seguito dell’emergenza sanitaria per Covid-19 è stata diffusamente implementata la modalità del Lavoro Agile nel Gruppo Poste Italiane in quanto modalità ha rappresentato, in una logica di contenimento della diffusione del contagio da coronavirus, uno strumento idoneo alla gestione delle fasi emergenziali ed una importante misura di sicurezza e di tutela della salute dei dipendenti.
Pertanto, in ragione della necessità di continuare ad osservare comportamenti che permettano di contenere la diffusione del virus Covid-19, Le Parti convengono che, per i mesi di agosto e settembre 2020 saranno prorogate le modalità di utilizzo dell’istituto del Lavoro Agile attualmente in uso nel Gruppo Poste Italiane.
Resta fermo che, laddove per effettive esigenze organizzative sia necessaria la presenza in sede del personale, i “rientri” preventivamente comunicati dal Responsabile avverranno compatibilmente con le esigenze di tutela della salute del lavoratore e con le disposizioni vigenti in materia di distanziamento sociale e salubrità degli ambienti di lavoro, anche tenendo conto – laddove possibile – delle istanze di carattere volontario.
Resta altresì fermo che, per limitare la trasmissione del contagio da Covid-19, la prestazione in regime di Lavoro Agile non potrà essere resa presso luoghi aperti al pubblico, quand’anche al chiuso.
L’adesione al Lavoro Agile da parte del singolo lavoratore adibito ad attività compatibili con tale modalità di svolgimento della prestazione lavorativa dovrà avvenire mediante sottoscrizione di uno specifico Accordo individuale tra Azienda e lavoratrice/lavoratore, fatti salvi eventuali provvedimenti governativi sul tema. Tale Accordo individuale costituirà, per tutta la durata del Lavoro Agile, parte integrante del contratto individuale di lavoro in essere tra Azienda e dipendente e regolamenterà tutti gli aspetti connessi all’esecuzione dell’attività lavorativa svolta all’esterno della ordinaria sede di lavoro, ferma restando la complessiva applicazione delle disposizioni contrattuali vigenti relative agli istituti che regolano lo svolgimento della prestazione di lavoro (es. durata giornaliera e settimanale,

Modalità di inserimento personale stagionale del traporto aereo

Siglato il 17/6/2020, tra Assohandlers e la FILT CGIL, la FIT CISL, la UIL Trasporti, la UGL Trasporto Aereo, l’accordo per affrontare nel dettaglio le modalità di inserimento del personale relativo ai c.d. bacini a tempo determinato di natura stagionale.

A seguito dell’attuale situazione di criticità dovuta alla pandemia covid-19, in merito ai dipendenti con contratto a tempo determinato e stagionale, le Parti concordano che, dalla sottoscrizione del presente accordo, qualora la ripresa delle attività prevedrà il ricorso alle lavoratrici e ai lavoratori con contratti a tempo determinato di natura stagionale, le aziende associate nel procedere a richiamare i dipendenti considereranno l’anzianità maturata nel periodo precedente alla pandemia.
Pertanto in ragione della drastica riduzione delle attività di handiing determinata dall’emergenza COV1D 19 e dai conseguenti riflessi del trascorrere del tempo sulle decadenze in tema di diritto di precedenza previsto dall’art. 24 DL 81/2015 comma 3, come recepito nell’art. H8 del vigente CCNL, le Parti convengono in via eccezionale di non computare a tale fine il periodo che intercorre dalla data del 1/3/2020 fino al 31/12/2020.
Le parti – considerando la peculiarità del settore caratterizzato da spiccata stagionalità che ha tipicizzato la fluttuante dinamica dello stesso evidenziandone la presenza di esigenze strutturali di tipo stagionale così come confermato dall’art. 28 parte generale del CCNL vigente, dall’art. H8 parte Specifica Handlers, nonché dagli accordi di stagionalità del 26/2/2020 e 19/11/2018 – convengono che le assunzioni effettuate dalla data di sottoscrizione del presente accordo e sino al 31 dicembre 2020 con la causale “Stagionalità” continueranno ad essere disciplinate dall’accordo del 19 novembre 2018 e successive proroghe.
Il sopracitato verbale di proroga sarà attuabile per le Aziende associate solamente nei casi di assenza di strumenti di sostegno al reddito o ammortizzatori sociali dovuti alla Crisi da pandemia.


MIUR: firmato in via definitiva il Protocollo Sicurezza

Sottoscritto in via definitiva, il 30/6/2020, tra il Ministero dell’Istruzione e la FP-CGIL, CISL-FP, UILPA, CONFSAL-UNSA, FED. NAZIONALE INTESA FP, FLP, DIRSTAT, ANM ASSOMED SIVEMP FPM, FLEPAR, UNADIS, CIDA FUNZIONI CENTRALI, l’Accordo per la definizione delle misure di prevenzione e la sicurezza dei dipendenti del Ministero dell’istruzione a seguito emergenza COVID-19

I rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e delle Organizzazioni sindacali firmatarie del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Funzioni Centrali, triennio 2016-2018, sottoscritto il 12/2/2018, nel pieno rispetto della normativa vigente in materia di tutela dei lavoratori nell’emergenza sanitaria da Covid-19, hanno firmato il Protocollo sicurezza da applicare ai dipendenti del Ministero dell’istruzione.
Nell’ambito degli impegni contrattuali con i gestori dei servizi informatici, l’Amministrazione si impegna a migliorare e potenziare la dotazione di strumenti e servizi informatici, servizi in “cloud” e licenze al fine di agevolare lo svolgimento delle prestazioni rese in modalità di lavoro agile e favorire la digitalizzazione e dematerializzazione dei processi, riducendo, al contempo, la necessità di attività in presenza.
L’Amministrazione, inoltre, si impegna ad incrementare l’attività formativa, anche a distanza, come strumento di accompagnamento del proprio personale – e, specificatamente, del personale in condizioni di fragilità – nel processo di trasformazione digitale e di diffusione della capacità di lavorare in modalità agile per il raggiungimento degli obiettivi assegnati, limitando al massimo il rischio di stress correlato alle nuove modalità di lavoro e garantendo il diritto alla disconnessione.
Infine, Gli spazi di lavoro sono rimodulati nell’ottica del distanziamento sociale e l’articolazione del lavoro potrà essere ridefinita con orari differenziati, anche individuando ulteriori fasce di flessibilità in entrata e in uscita al fine di ridurre la compresenza e assembramenti nei punti di accesso alle sedi, previo confronto con le rappresentanze sindacali e nel rispetto delle disposizioni normative e contrattuali vigenti.
Restano limitati al minimo indispensabile gli spostamenti all’interno della sede che devono comunque avvenire indossando le mascherine chirurgiche e limitate le attività di trasferta e i viaggi di lavoro (nazionali e internazionali).
Il presente accordo potrà essere modificato o integrato dalle parti in relazione all’evolversi della situazione epidemiologica e in presenza di interventi normativi che modifichino il quadro di riferimento.

Ammortizzatori: disciplina relativa alle nuove 5 settimane e regolamentazione del “periodo fruito”


Con circolare n. 84/2020, l’Inps illustra le novità apportate dal DL n. 34/2020 alle misure di sostegno del reddito previste dal DL n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27/2020, relativamente alle ipotesi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, nonché le ulteriori misure in materia di trattamenti di integrazione salariale introdotte dal DL 16 giugno 2020, n. 52.


Modifiche in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario per la causale “COVID-19”
Con l’art. 68 del DL n. 34/2020 è stato modificato l’art. 19 del DL n. 18/2020 e con l’art. 1 del DL n. 52/2020 è stato esteso il periodo di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario richiedibile dai datori di lavoro operanti su tutto il territorio nazionale, che hanno dovuto interrompere o ridurre l’attività produttiva per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Ai sensi delle modifiche introdotte, i datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con causale “COVID-19 nazionale”, per una durata di 9 settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori 5 settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro che abbiamo interamente fruito il periodo precedentemente concesso di 9 settimane.
L’art. 1 del DL n. 52/2020, in deroga a quanto disposto dal citato articolo 19, ha, infine, previsto la possibilità di usufruire di ulteriori 4 settimane per periodi anche antecedenti al 1° settembre 2020 per i soli datori di lavoro che abbiano interamente fruito delle quattordici settimane precedentemente concesse.
Resta ferma la durata massima di 18 settimane considerando cumulativamente tutti i periodi riconosciuti, ad eccezione dei datori di lavoro che hanno unità produttive o lavoratori residenti o domiciliati nei comuni delle c.d. Zone rosse. Per tali aziende, le ulteriori 4 settimane potranno essere richieste esclusivamente dai datori di lavoro che abbiamo interamente fruito delle precedenti 27 settimane (13 settimane + 14 settimane), per una durata massima complessiva di 31 settimane (13 settimane + 14 settimane + 4 settimane).


Disciplina relativa alle nuove 5 settimane e regolamentazione del “periodo fruito”
In relazione alla nuova previsione normativa, la possibilità di trasmettere domanda per un ulteriore periodo non superiore a 5 settimane con la causale “COVID-19 nazionale”, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, resta circoscritta esclusivamente ai datori di lavoro che abbiano completato la fruizione delle prime 9 settimane di integrazione salariale. Non è necessario che le settimane richieste siano consecutive rispetto a quelle originariamente autorizzate, ma le stesse devono essere obbligatoriamente collocate entro il 31 agosto 2020.
Per le aziende che hanno unità produttive situate nei Comuni di cui all’allegato 1 del DPCM 1° marzo 2020, nonché per le imprese collocate al di fuori dei predetti Comuni ma con lavoratori residenti o domiciliati nei Comuni medesimi, il trattamento di cassa integrazione salariale ordinaria o di assegno ordinario con causale “COVID-19 nazionale” si aggiunge ai trattamenti richiesti utilizzando la causale “Emergenza COVID-19 d.l. 9/2020”. Si evidenzia che anche per queste aziende, ai fini dell’accesso ai nuovi trattamenti, valgono le regole del “periodo effettivamente fruito” sopra descritte. Pertanto, è possibile per le predette aziende richiedere la cassa integrazione salariale ordinaria o l’assegno ordinario per 13 settimane, con causale “Emergenza COVID-19 d.l.9/2020” e per ulteriori massimo 14 settimane, con causale “COVID-19 nazionale”. Se i periodi delle due domande con distinte causali sono coincidenti, è necessario che i lavoratori interessati dagli interventi siano differenti, mentre se i periodi richiesti non si sovrappongono i lavoratori possono essere gli stessi.
Con messaggio n. 2101/2020, sono state introdotte misure di semplificazione degli adempimenti a carico delle aziende per la compilazione delle domande di cassa integrazione ordinaria e di assegno ordinario, con il rilascio della funzione “Copia/Duplica domanda”. In tutti i casi in cui il datore di lavoro che richiede la cassa integrazione ordinaria debba presentare una domanda per completare la fruizione delle settimane già autorizzate, deve allegare alla domanda stessa un file excel compilato secondo le istruzioni diramate con il citato messaggio. Il file excel deve essere convertito in formato .pdf per essere correttamente allegato alla domanda.
Per la CIGO, il conteggio del residuo si fonda sul presupposto che si considera fruita ogni giornata in cui almeno un lavoratore, anche per un’ora soltanto, sia stato posto in sospensione o riduzione, indipendentemente dal numero di dipendenti in forza all’azienda. Per ottenere le settimane fruite, si divide il numero delle giornate di CIGO/assegno ordinario fruite per 5 o per 6, a seconda dell’orario contrattuale prevalente nell’unità produttiva.


Modifiche trasmissione domande di CIGO e di Assegno ordinario
Il DL n. 34/2020, nel novellare l’art. 19 del DL n. 18/2020, è intervenuto anche sulla disciplina relativa alla trasmissione delle domande di accesso ai trattamenti di CIGO e di assegno ordinario. Le aziende che trasmettono la domanda sono dispensate dall’osservanza dell’art. 14 del D.lgs n. 148/2015 e dei termini del procedimento previsti dall’art. 15, co. 2, nonché dall’art. 30, co. 2, del medesimo decreto legislativo per l’assegno ordinario, fermi restando l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto che devono essere svolti, anche in via telematica, entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva. Pertanto, all’atto della presentazione della richiesta di concessione dell’integrazione salariale ordinaria e, per i Fondi che prevedono l’obbligo di informazione e consultazione sindacale di cui all’art. 14 del D.lgs n. 148/2015, dell’assegno ordinario, le aziende, compilando l’apposito campo presente nel modello di domanda, devono limitarsi a dichiarare sotto la propria responsabilità all’INPS di aver eseguito gli adempimenti di cui sopra, senza dover presentare alcuna documentazione probatoria.
Con particolare riguardo, invece, ai Fondi di solidarietà i cui regolamenti subordinano l’accesso all’assegno ordinario al preventivo espletamento delle procedure sindacali, con obbligo di accordo aziendale, si precisa che il novellato articolo 19 del DL n. 18/2020 non esonera espressamente le aziende dall’obbligo dell’accordo, riguardo al quale occorre, pertanto, riferirsi ai singoli regolamenti che istituiscono e disciplinano i relativi Fondi e che espressamente prevedono la necessità dell’accordo per l’accesso alla prestazione. In questi ultimi casi, l’accordo potrà essere comunicato anche in data successiva alla presentazione della domanda, purché lo stesso pervenga all’Istituto in tempo utile a consentire l’autorizzazione della prestazione.


Termini di trasmissione delle domande
La disciplina relativa ai termini di trasmissione delle istanze è stata oggetto di un duplice intervento ad opera, prima, del DL n. 34/2020 e, successivamente, del DL n. 52/2020. In particolare, l’art. 1, co. 2, del DL n. 52/2020, oltre a stabilire un regime di termini stringente, ha altresì introdotto un regime decadenziale per la presentazione delle domande relative ai trattamenti di CIGO, assegno ordinario e CISOA.
Secondo il disposto normativo, le istanze finalizzate alla richiesta di interventi devono essere inviate, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa. Al fine di consentire un graduale adeguamento al nuovo regime, il medesimo decreto stabilisce che, in sede di prima applicazione della norma, i suddetti termini sono spostati al 17 luglio 2020 (trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore del DL n. 52/2020) se tale ultima data è posteriore a quella prevista per la scadenza dell’invio delle domande.
Le istanze riferite ai periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 devono essere inviate, a pena di decadenza, entro il 15 luglio 2020.
I datori di lavoro che hanno erroneamente presentato domanda per trattamenti diversi da quelli cui avrebbero avuto diritto o comunque con errori o omissioni che ne hanno impedito l’accettazione, possono presentare la domanda nelle modalità corrette entro trenta giorni dalla comunicazione dell’errore da parte dell’amministrazione di riferimento, a pena di decadenza, anche nelle more della revoca dell’eventuale provvedimento di concessione emanato dall’amministrazione competente.
In relazione al nuovo impianto normativo, quindi, per i datori di lavoro che debbano inoltrare domanda per eventi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa iniziati a decorrere dal 1° giugno 2020, la scadenza è fissata al 31 luglio 2020, mentre, per i periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa iniziati dal 1° luglio 2020 la scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 31 agosto 2020.
Qualora la domanda sia presentata dopo i predetti termini, trova applicazione il regime decadenziale introdotto dall’art. 1, co. 2, del citato DL n. 52/2020.


Aziende che hanno esaurito il periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa con causale “COVID-19 nazionale”
Le aziende che hanno esaurito le 18 settimane di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa con causale “COVID-19 nazionale” possono eventualmente fare ricorso alle prestazioni a sostegno del reddito previste dalla normativa generale, qualora sussista disponibilità finanziaria nelle relative gestioni di appartenenza. Riguardo all’integrazione salariale ordinaria, si ricorda che, ai fini della relativa richiesta, la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa deve essere riconducibile ad una delle causali individuate dal decreto n. 95442/2016.
Si rammenta a titolo esemplificativo, che è possibile accedere alle integrazioni salariali ordinarie per mancanza di materie prime/componenti o per mancanza di lavoro/commesse, anche quando il determinarsi di dette causali sia riconducibile ai perduranti effetti dell’emergenza epidemiologica. Si ricorda altresì che alle domande in questione si applicano i limiti di fruizione secondo le regole che disciplinano l’integrazione salariale ordinaria: 52 settimane nel biennio mobile ai sensi dell’art. 12, co. 1 e 3,  D.lgs n. 148/2015; 1/3 delle ore lavorabili di cui all’art. 12, co. 5, del medesimo decreto; durata massima complessiva dei trattamenti di 24 mesi nel quinquennio mobile (30 mesi per le imprese del settore edile e lapideo) prevista dall’art. 4, co. 1 e 2, D.lgs n. 148/2015. Inoltre, alle predette domande si applica il requisito dell’anzianità di effettivo lavoro di 90 giorni di cui all’art. 1, co. 2, D.lgs n. 148/2015; l’obbligo di versamento della contribuzione addizionale di cui all’art. 5 del medesimo decreto (esclusi gli eventi oggettivamente non evitabili, c.d. “EONE”), nonché gli adempimenti relativi alla comunicazione sindacale previsti all’art. 14 del D.lgs n. 148/2015.
Tenuto conto del carattere eccezionale della situazione in atto, qualora l’azienda evidenzi il nesso di causalità tra l’emergenza sanitaria e la causale invocata, la valutazione istruttoria non deve contemplare la verifica della sussistenza dei requisiti della transitorietà dell’evento e della non imputabilità dello stesso al datore di lavoro e ai lavoratori.


Modifiche CIGO per le aziende che si trovano in CIGS ai sensi dell’art. 20, DL n. 18/2020
Anche l’art. 20 del DL n. 18/2020 è stato modificato dall’articolo 69 del DL n. 34/2020 e prevede che le imprese che alla data del 23 febbraio 2020 hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario e che devono sospendere il programma di CIGS a causa dell’interruzione dell’attività produttiva per effetto dell’emergenza epidemiologica in atto, possono accedere al trattamento di integrazione salariale ordinario di cui all’art. 19, DL n. 18/2020, purché rientrino in un settore per il quale sussista il diritto di accesso alla prestazione di cassa integrazione ordinaria, per una durata massima di 9 settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020 e di ulteriori 5 settimane nel medesimo periodo.
Sempre a condizione di aver interamente fruito le 14 settimane, sarà possibile riconoscere un eventuale ulteriore periodo di durata massima di 4 settimane di trattamento CIGO anche per periodi antecedenti al 1° settembre 2020. L’INPS provvederà ad autorizzare le domande di CIGO con causale “COVID-19” nel rispetto dei periodi di sospensione del programma di cassa integrazione salariale straordinaria stabilito dai decreti ministeriali.


Disciplina dell’assegno ordinario del Fondo di integrazione salariale (FIS)
Ai sensi dell’art. 19 del DL n. 18/2020, così come convertito dalla L. n. 27/2020, l’assegno ordinario, nell’anno 2020, è concesso anche ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di 5 e fino a 15 dipendenti. Limitatamente all’anno 2020, al predetto trattamento non si applica il tetto aziendale di cui all’articolo 29, comma 4, del D.lgs n. 148/2015.
Si evidenzia che per il Fondo di integrazione salariale i requisiti di accesso alla prestazione dipendono non solo dal settore di appartenenza del datore di lavoro, ma anche dal requisito dimensionale dallo stesso posseduto alla data di inizio della sospensione. In considerazione della particolare situazione, si precisa che, ai fini della valutazione delle nuove richieste di assegno ordinario per periodi che presentino o meno soluzione di continuità, si dovrà tener conto del requisito occupazionale posseduto dal datore di lavoro al momento della definizione della prima domanda. Resta, comunque, possibile per i datori di lavoro richiedere un riesame degli eventuali provvedimenti di reiezione adottati dalla Struttura territoriale.
Durante il periodo di percezione dell’assegno ordinario, limitatamente alla causale “COVID-19”, è erogata la prestazione accessoria degli assegni al nucleo familiare.


Cassa integrazione a seguito di revoca del licenziamento per giustificato motivo oggettivo
Nel quadro delle innovazioni apportate dal DL Rilancio all’impianto normativo in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, si evidenzia che l’art. 80 del citato decreto, nel modificare l’art. 46 del DL n. 18/2020, ha aggiunto il co. 1-bis, il quale dispone che: “il datore di lavoro che, indipendentemente dal numero dei dipendenti, nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 17 marzo 2020 abbia proceduto al recesso del contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della legge 15 luglio 1966, n. 604, può, in deroga alle previsioni di cui all’art. 18, co. 10, della legge 20 maggio 1970, n. 300, revocare in ogni tempo il recesso purché contestualmente faccia richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale, di cui agli articoli da 19 a 22 del presente decreto, dalla data in cui abbia avuto efficacia il licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro.”
In relazione alla portata della norma, si precisa che i datori di lavoro che rientrano nella fattispecie sopra descritta potranno presentare domande, anche integrative, di accesso al trattamento per i lavoratori per cui abbiano revocato il licenziamento, purché nel rispetto delle 18 settimane complessive. Stante il richiamo operato dal legislatore alle misure di cui agli artt. dal 19 a 22 del DL n. 18/2020, i datori di lavoro potranno richiedere l’ammortizzatore sociale spettante (CIGO, assegno di solidarietà, cassa integrazione in deroga, CISOA), in relazione alla natura e alle dimensioni dell’azienda, secondo la disciplina prevista per la causale “COVID-19” e quindi con i termini di presentazione delle domande come sopra illustrati.


Cassa integrazione speciale per gli operai e impiegati a tempo indeterminato dipendenti da imprese agricole
L’art. 68 del DL n. 34/2020 ha inserito, all’art. 19 del DL n. 18/2020, il comma 3-bis. Quest’ultimo prevede che il trattamento di cassa integrazione salariale per gli operai agricoli (CISOA), richiesto per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, è concesso in deroga ai limiti di fruizione riferiti al singolo lavoratore (90 giornate) e al numero di giornate lavorative da svolgere presso la stessa azienda di cui all’articolo 8 della legge 8 agosto 1972, n. 457, pari a 181 giornate nell’anno solare di riferimento. Il trattamento è concesso per un periodo massimo di 90 giorni, dal 23 febbraio 2020 al 31 ottobre 2020 e comunque con termine del periodo entro il 31 dicembre 2020. Il predetto trattamento è neutralizzato ai fini delle successive richieste.
A partire dalla data di pubblicazione della circolare in commento, le domande di concessione della CISOA per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 devono essere presentate con la nuova causale “CISOA DL RILANCIO” e possono essere presentate anche per i lavoratori che abbiano superato i limiti di fruizione pari a 90 giornate o non abbiano maturato il requisito di anzianità lavorativa pari a 181 giornate nell’anno solare di riferimento.
Le domande di CISOA presentate con causale “COVID-19” nel periodo ricompreso tra la data del 19 maggio 2020, di entrata in vigore del DL n. 34/2020, e la data di pubblicazione della presente circolare, sono convertite d’ufficio in domande con causale “CISOA DL RILANCIO”.
Le domande di concessione della CISOA con causale “COVID19”, presentate prima del 19 maggio 2020, seguono le ordinarie regole in materia e continuano ad essere gestite secondo i criteri di cui alla circolare n. 47/2020.
Al fine di assicurare la celerità dell’iter autorizzatorio, la competenza decisoria in merito alle domande con causale “CISOA DL RILANCIO” è trasferita dalle Commissioni provinciali al direttore della Struttura INPS territorialmente competente.


Termine di presentazione della domanda CISOA
Per le domande di CISOA con causale “CISOA DL RILANCIO”, rientranti nel campo d’applicazione dell’articolo 19, comma 3-bis, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 52/2020, il termine di presentazione è individuato, a pena di decadenza, alla fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione.
In sede di prima applicazione, tale termine è fissato al 17 luglio 2020 (trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore del decreto-legge n. 52/2020) se tale ultima data è posteriore a quella prevista per la scadenza dell’invio delle domande.
Il termine di presentazione delle domande riferite a periodi di sospensione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio e il 30 aprile 2020 è fissato, a pena di decadenza, al 15 luglio 2020, ai sensi del medesimo articolo 1, comma 2.
La prestazione di CISOA è incompatibile con la prestazione di cassa integrazione in deroga ai sensi dell’art. 22 del decreto-legge medesimo. Pertanto, le aziende agricole che hanno presentato istanza di accesso alla cassa integrazione in deroga ai sensi dell’art. 22 del decreto-legge n. 18/2020 non possono presentare istanza di accesso alla prestazione di CISOA secondo le regole introdotte dal novellato articolo 19, co. 3-bis, del CISOA n. 18/2020. Analogamente, le aziende agricole che presentano domanda di CISOA con causale “CISOA DL RILANCIO” non possono presentare domanda di cassa integrazione in deroga ai sensi dell’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020.
Resta ferma, invece, la possibilità di richiedere la cassa integrazione in deroga per gli operai a tempo determinato, che sono esclusi dalla tutela della CISOA. Pertanto, la medesima azienda che ha alle sue dipendenze lavoratori sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato potrà presentare una domanda di CISOA per la prima categoria di dipendenti e una domanda di cassa integrazione in deroga per la seconda categoria di lavoratori.

Modalità di esposizione nei flussi Uniemens ai fini del conguaglio degli ANF


A partire dalla competenza di luglio 2020, la modalità di esposizione nei flussi Uniemens ai fini del conguaglio degli ANF, sia correnti che arretrati, anticipati dalle Aziende ai lavoratori prevederà esclusivamente la compilazione dell’elemento <InfoAggCausaliContrib> che, assumendo valenza contributiva, sarà obbligatoria e costituirà l’unica modalità di conguaglio.


Dunque, dal mese di competenza luglio 2020, la sezione per i codici riferiti ai conguagli ANF avrà valenza contributiva e, dunque, non dovrà più essere compilata la sezione <GestioneANF> per esporre i conguagli relativi ai codici causale ANF, e non sarà necessario compilare la sezione <ANF>, il cui eventuale contenuto non sarà comunque preso in considerazione. Per le denunce riferite a competenze fino a giugno 2020 rimangono in uso le precedenti modalità di esposizione dei conguagli (elemento <GestioneANF>).
Relativamente alla gestione degli arretrati; fino al periodo di competenza giugno 2020, le aziende dovranno continuare a trasmettere flussi di regolarizzazione per arretrati di importo superiore a 3.000 euro.
Si riepilogano le indicazioni riferite alla compilazione della sezione <InfoAggCausaliContrib>:
nell’elemento <CodiceCausale> dovrà essere inserito uno dei seguenti valori:
0035 – ANF assegni correnti;
L036 – Recupero assegni nucleo familiare arretrati;
H301 – Assegni nucleo familiare ai lavoratori assistiti per Tbc;
F110 – Restituz. Assegni nucleo famil. Indebiti;
F101 – Restituz. Assegni nucleo famil.(lav.assist.per TBC);
nell’elemento <IdentMotivoUtilizzoCausale> dovrà essere indicato il codice fiscale del soggetto richiedente la prestazione ANF, non necessariamente coincidente con il codice fiscale del lavoratore;
nell’elemento <AnnoMeseRif> dovrà essere inserito il periodo a cui si riferisce il conguaglio ANF;
nell’elemento <ImportoAnnoMeseRif> dovrà essere indicato l’importo del conguaglio del periodo a cui si riferisce.
Trattandosi di un elemento ricorsivo, sarà possibile indicare, nello stesso flusso Uniemens, più di un conguaglio.


Proroga della “Diaria per COVID-19” del Fondo FASDA

Prorogata, fino a dicembre, la Diaria per COVID-19 del Fondo FASDA per i dipendenti dei Servizi Ambientali, le cui aziende applicano il CCNL Assoambiente o il CCNL Utilitalia

Per il persistere dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia Covid 19, il Fondo FASDA ha prolungato, a beneficio dei lavoratori iscritti, la copertura assicurativa denominata “Diaria per COVID-19” fino al 31 dicembre 2020.
La suddetta garanzia prevede una diaria da corrispondere a lavoratori iscritti del settore ambientale e funerario che dovessero risultare positivi al tampone naso faringeo per ricerca RNA virale e, conseguentemente, sottoposti a:
– isolamento domiciliare;
– ricovero ospedaliero;
– ricorso alla terapia sub intensiva;
– ricorso alla terapia intensiva.
Le prestazioni assicurative potranno essere richieste anche in caso di decesso dell’assicurato.
L’assicurazione è operante in caso di Ricovero/Isolamento domiciliare a seguito di infezione da COVID-19 diagnosticata
– INDENNITA’ GIORNALIERA PER RICOVERO IN CASO DI POSITIVITA’ COVID-2019 (Coronavirus)
La Società si obbliga a corrispondere per ogni giorno di Ricovero in Istituto di Cura a seguito di Sinistro avvenuto durante l’operatività del contratto nel quale risulti positività al virus COVID-19 (tampone positivo Coronavirus) una diaria giornaliera di euro 40,00 con un massimo di 50 giorni indennizzabili nel periodo assicurativo per ciascun Assicurato.
Il giorno di entrata e quello di uscita si considerano un solo giorno.
– DIARIA POST RICOVERO A SEGUITO DI TERAPIA INTENSIVA PER COVID-2019 (Coronavirus)
Successivamente alla dimissione ed esclusivamente nel caso in cui durante il Ricovero sia stato necessario il ricorso alla Terapia Intensiva/ con intubazione dell’Assicurato, è prevista una diaria per la convalescenza complessivamente pari ad € 1.000,00, nel periodo assicurativo per ciascun assicurato, aggiuntiva della Diaria del ricovero
– DIARIA DA ISOLAMENTO DOMICILIARE PER COVID-2019 (Coronavirus)
Qualora, secondo le prescrizioni dei sanitari e con attuazione delle disposizioni in esso contenute, si renda necessario un periodo di isolamento domiciliare, a seguito di positività al virus, l’Assicurato avrà diritto a un’indennità di € 40,00 al giorno per ogni giorno di permanenza presso il proprio domicilio per un periodo non superiore a 14 giorni all’anno. La diaria giornaliera per isolamento domiciliare verrà corrisposta anche qualora l’Assicurato non abbia preventivamente subito un ricovero.


Accordo per il F.O.R. WORKING nel settore della Chimica Industria

Firmato il 9/7/2020, tra FEDERCHIMICA, FARMINDUSTRIA e FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL e UILTEC-UIL, un Accordo Programmatico per la definizione del F.O.R. Working (Flessibilità Obiettivi Risultati)

Federchimica, Farmindustria e FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL e UILTEC-UIL, Parti firmatarie del CCNL per gli addetti all’industria chimica, chimico-farmaceutica, delle fibre chimiche e dei settori abrasivi, lubrificanti e GPL, tenuto conto delle trasformazioni dell’organizzazione del lavoro connesse alla digitalizzazione e alle conseguenti nuove modalità di lavoro, hanno condiviso la necessità di agevolare anche con strumenti innovativi, la gestione dei cambiamenti in atto all’interno delle aziende del settore.
A tal fine, con la firma del presente accordo, le Parti hanno ritenuto opportuno
– evidenziare le differenze e distinguere istituti quali Telelavoro (normato da CCNL e da accordi individuali e collettivi aziendali) e Lavoro agile (normato dalla Legge con rinvii ad accordi individuali e da accordi collettivi aziendali),
– valutare e rendere disponibile per le imprese e i lavoratori, una modalità aggiuntiva ed evoluta di Smart Working: il F.O.R. WORKING, un moderno rapporto di lavoro subordinato, per il quale dovranno essere “adattate” le regole previste per il rapporto e l’organizzazione del lavoro tradizionali. Aspetti innovativi del F.O.R. Working saranno la flessibilità, la gestione dei tempi e dei luoghi, la definizione e il raggiungimento di obiettivi condivisi e i risultati realizzati garantendo e migliorando l’efficienza organizzativa, i livelli di produttività, la salute e la sicurezza.
– preservare la flessibilità tipica di queste modalità di lavoro e lasciare al livello aziendale la definizione delle regole di dettaglio adeguate a tenere conto delle specifiche esigenze.
Entro dicembre 2020, saranno realizzate specifiche Linee Guida utili a identificare gli elementi che contraddistinguono il F.O.R. Working, il tutto attraverso un percorso di confronto e sperimentazione che potrà agevolare nel 2022, nell’ambito del rinnovo del vigente CCNL, valutazioni condivise in merito alle opportune scelte contrattuali.

Protocollo sugli interventi sul patrimonio edilizio delle scuole in sicurezza covid 19

Siglato il 9/7/2020. tra il MINISTERO DELL’ ISTRUZIONE, il MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI, l’ANCI, l’UPI e la FILLEA-CGIL, la FILCA-CISL, la FENEAL-UIL, il protocollo d’intesa per la regolarità e la sicurezza del lavoro nel settore delle costruzioni afferenti al programma di interventi di ammodernamento del patrimonio edilizio delle scuole per l’anno scolastico 2020/2021 a seguito dell’emergenza covid 19.

Al fine del miglioramento della qualità sociale e della didattica, quindi delle potenzialità di crescita del Paese, l’edilizia scolastica deve diventare una priorità e rimanere tale anche nel medio e lungo periodo, terminata l’emergenza sanitaria.
Il Governo e l’Unione Europea, attraverso specifici trasferimenti anche straordinari, devono destinare una parte significativa delle risorse previste dai diversi interventi comunitari (a partire dal Recovery Fund) ad un piano pluriennale per la manutenzione, l’adeguamento e il rinnovo degli edifici scolastici, con l’obiettivo di rendere moderni, antisismici, sicuri, accessibili e sostenibili il cento per cento degli edifici.
Sarà impegno comune delle parti portare avanti questo obiettivo nel confronto con tutti i soggetti interessati.
Al fine di assicurare gli obiettivi di cui in premessa, le OO.SS. firmatarie del presente Protocollo si rendono disponibili e concordano sulla necessità di prevedere specifiche e derogatorie modalità di gestione dell’organizzazione del lavoro nonché di individuare, nel rispetto della vigente normativa in materia di orari di lavoro, lavorazioni svolte con differenti regimi di orario su base settimanale e/o plurisettimanale, a squadre definite, con sistemi ed orari con turni di lavoro alternati, a ciclo continuo, avvicendati o notturni.
Questo anche al fine di permettere nei mesi estivi (luglio, agosto, settembre) il massimo impegno per la realizzazione degli interventi in tempo utile alla riapertura delle scuole e l’avvio dell’anno scolastico.
Le modalità di gestione dell’organizzazione del lavoro e le lavorazioni di cui al precedente comma saranno oggetto di confronto su base territoriale, con il supporto, se richieste, delle stesse OO.SS. Nazionali.
Le imprese aggiudicatarie ed esecutrici impegnate nei cantieri oggetto della presente intesa possono avvalersi del supporto tecnico gratuito degli enti paritetici territoriali del settore delle costruzioni Enti Unificati, Scuole Edili/CPT per la consulenza sui temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, anche nel pieno rispetto di quanto previsto nel Protocollo Governo-Parti Sociali del 24 aprile 2020 u.s. ed in particolar modo al punto 13 dello stesso;
A tal fine, le singole stazioni appaltanti provvederanno ad inserire nei documenti di gara e nel contratto stipulato con l’aggiudicatario una previsione riproduttiva dei contenuti della presente intesa.
Tutti i lavoratori dipendenti delle imprese operanti nei cantieri di cui al presente protocollo svolgono la formazione d’ingresso in materia di sicurezza sul lavoro, così come contrattualmente prevista e attestata dagli Enti Bilaterali territoriali.
Ai lavoratori dipendenti impiegati a qualunque titolo nei cantieri di cui alla presente intesa nella realizzazione di opere edili ed affini, anche in maniera prevalente, si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del settore edilizia stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (nonché la derivante e conseguente contrattazione di livello provinciale, regionale e/o territoriale), salvo casi di comprovata attività non riconducibile al settore delle costruzioni, per le quali saranno applicati i rispettivi CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e di parte datoriale comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Le singole stazioni appaltanti provvederanno ad inserire nei documenti di gara e nel contratto stipulato con l’aggiudicatario una previsione riproduttiva del contenuto della presente disposizione.
Al fine di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare nelle attività indicate nell’allegato al presente Protocollo, le stazioni appaltanti provvederanno, in occasione dell’emissione degli stati di avanzamento lavori e al termine degli stessi, alla verifica, con riguardo alla manodopera impiegata dall’impresa nel cantiere interessato dai lavori, della regolarità contributiva, previdenziale ed assistenziale, ivi compreso l’avvenuto versamento dei contributi alle Casse Edili, tramite il Documento Unico di regolarità contributiva ovvero altro documento che comprovi l’avvenuto pagamento dei contributi agli enti previdenziali (INPS, INAIL e Cassa Edile ove dovuta).
Il presente Protocollo è efficace dalla data della sua sottoscrizione e sino al 31/8/2020, salvo proroga o rinnovo.

Indennità di trasferta, la necessaria scissione tra sede di assunzione e sede dei lavori


10 lu 2020 L’indennità di trasferta è corrisposta al lavoratore in relazione a prestazione effettuata per limitato periodo di tempo, al di fuori della ordinaria sede di lavoro, al fine di compensare il lavoratore dei disagi derivanti dall’espletamento del lavoro in luogo diverso da quello previsto. In caso di coincidenza tra luogo di assunzione e luogo di svolgimento della prestazione, anche se cantiere edile temporaneo, il suddetto emolumento non può essere riconosciuto, a nulla rilevando l’ubicazione della sede legale dell’impresa o la residenza dei lavoratori, in quanto luoghi non significativi per l’identificazione di una trasferta in senso tecnico (Corte di Cassazione, ordinanza 08 luglio 2020, n. 14380)


Una Corte d’Appello territoriale, in riforma della sentenza del Tribunale di prime cure, aveva accolto l’opposizione di una Società edile verso una cartella esattoriale con la quale l’Inps gli aveva intimato il pagamento di contributi previdenziali per le somme corrisposte, formalmente a titolo di indennità di trasferta, a lavoratori assunti per l’esecuzione di un appalto in sede diversa da quella aziendale.
In particolare, i lavoratori, residenti nella provincia di Napoli, erano stati assunti in Bologna da azienda napoletana per svolgere lavori edili solo in un cantiere di Bologna. Il Tribunale aveva ritenuto che l’indennità erogata non poteva ritenersi trasferta ma costituiva retribuzione, mentre la Corte territoriale aveva seguito l’opposta soluzione, valorizzando la diversità tra la sede aziendale e la sede del cantiere e l’effettività della trasferta delle maestranze dal territorio di loro residenza a quello di esecuzione dei lavori, facendone così derivare l’assoggettabilità al regime contributivo di favore previsto per l’indennità di trasferta (art. 51 co. 5, D.P.R. n. 917/1986).
Avverso tale sentenza, l’Istituto propone ricorso in Cassazione, lamentando violazione e falsa applicazione della legge (artt. 27 e 28, D.P.R. n. 797/1955 e art. 6, D.Lgs. n. 314/1997).
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato.
In fatto, i lavoratori, residenti nel napoletano, sono stati assunti da azienda avente sede in provincia di Napoli e dunque nel medesimo territorio; la loro assunzione è stata effettuata a Bologna, come risulta dalla comunicazione al Centro per l’impiego di Bologna; la prestazione lavorativa è stata espletata unicamente a Bologna, per l’esecuzione di appalto temporaneo che l’azienda aveva ottenuto per la ristrutturazione di un plesso scolastico felsineo.
In diritto, invece, la trasferta è emolumento corrisposto al lavoratore in relazione a prestazione effettuata per limitato periodo di tempo e nell’interesse del datore di lavoro, al di fuori della ordinaria sede di lavoro, volto proprio a compensare al lavoratore i disagi derivanti dall’espletamento del lavoro in luogo diverso da quello previsto (Corte di Cassazione, sentenza n. 19236/2007). Orbene, nella specie, vi è coincidenza tra il luogo di assunzione ed il luogo di prestazione dell’attività lavorativa, sicché i lavoratori non hanno eseguito la prestazione al di fuori della sede lavorativa e nessuna scissione vi è tra sede lavorativa e luogo di espletamento del lavoro. Non si è verificata dunque una trasferta dei lavoratori da Napoli a Bologna in quanto i lavoratori hanno lavorato sempre e solo a Bologna, cioè nello stesso luogo in cui sono stati assunti. Né possono assumere rilievo alcuno le circostanze che la sede legale dell’impresa datoriale e la residenza dei lavoratori erano diverse da quelle in cui si svolgeva l’attività lavorativa, non essendo tali luoghi rilevanti per la identificazione di una trasferta in senso tecnico.